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Dalle lacrime amare per un Mondiale volato via alle lacrime di commozione per un premio forse inaspettato, sicuramente meritato: è la leggenda del nostro calcio Gianluigi Buffon il calciatore più votato dai suo colleghi per la stagione 2016/17, il numero uno in tutti i sensi di una squadra da sogno, il vincitore dei vincitori che hanno reso indimenticabile anche questa settima edizione del Gran Galà del Calcio AIC.

L’applauso è forte e convinto quando dalla busta del “The winner is…” esce il suo nome, ultimo di una lunga serie di riconoscimenti che hanno portato sul palco del Megawatt Court il meglio che il nostro calcio potesse offrire. Una squadra fantastica, un 4-3-3 che ogni allenatore vorrebbe allenare, 11 campioni, scelti ruolo per ruolo dai loro stessi colleghi.

Riavvolgiamo il nastro: anche se il finale è già svelato, vale la pena rivivere ogni attimo della festa, che parte subito con un portiere di belle speranze che si è messo in luce lo scorso anno in B e che, giustamente, ha già conquistato una maglia da titolare nella massima serie. Alessio Cragno batte la concorrenza di Favilli e Orsolini (anche loro da applausi) e si porta a casa la prima statuetta della carriera grazie ad un’annata davvero speciale con la maglia della storica promozione del Benevento.

Chi invece di statuette ne fa collezione è Nicola Rizzoli, anche quest’anno l’arbitro più votato. Una cosa è certa, appeso ormai il fischietto al chiodo dal prossimo anno per questa categoria vedremo un volto nuovo.

Quello che arriva invece dal calcio femminile con Alia Guagni new entry dopo anni di dominio della Gabbiadini. Lei, “difensora”, proprio non se lo aspettava di battere la Bonansea e la Mauro, eppure (Buffon docet) non sono solo gli attaccanti a meritare le copertine.

E poi c’è la Juve, e chi sennò? Tra scudetti e finali di Champions sono un bel po’ di anni che i bianconeri dominano il nostro calcio, e Marotta che sale sul palco è diventato ormai parte integrante dello spettacolo.

La sorpresa, invece, arriva dalla panchina: quando tutti si aspettano l’ennesimo trionfo di Massimiliano Allegri, ecco che Maurizio Sarri lo batte di un soffio.

A proposito di eleganza, chi certo non passa inosservato è Dani Alves con la sua giacca argentata e la sua innata simpatia che contagia tutto il Megawatt.  A completare il reparto di difesa Leo Bonucci, Kalidou Koulibaly e Alex Sandro. Centrocampo che vince non si cambia, e allora eccoli di nuovo, i tre moschettieri dell’anno scorso, confermatissimi a suon di voti: Marek Hamšík, Radja Nainggolan e Miralem Pjanić… e pensate se giocassero nella stessa squadra. Si chiude con l’attacco, un attacco stellare quando si parla di Gonzalo Higuaín, Paulo Dybala e Dries Mertens: vincono la spietata concorrenza di Belotti, Džeko e Insigne, e forse per il valore degli altri nominati la statuetta luccica ancor di più.

Infine il contorno, la parata dei quasi 600 invitati: le cariche più importanti del nostro calcio (in ordine sparso Tavecchio, Gravina, Balata, Rivera, Sibilia, Nicchi, Brunelli, Abete, Bedin, Uva, Montemurro) oltre naturalmente a tutti gli “uomini AIC” (Tommasi e Grazioli in testa), politici, sportivi (Cassani), comici (quelli di Zelig), attori (D’Amore di Gomorra) e grandi ex (Di Biagio, Casiraghi, Amoruso, Iuliano), con la regia di Demetrio Albertini e Manuela Ronchi, soci fondatori dell’agenzia di comunicazione ed eventi Dema4, che ha collaborato anche quest’anno, insieme all’AIC, all’organizzazione del Gran Galà.

Cambia il vestito ma il contenuto è sempre eccezionalmente lo stesso: la sesta edizione del Gran Galà del Calcio AIC, stavolta, si trasforma in una grande cena di gala che, come nelle più classiche premiazioni in stile hollywoodiano, tra una portata e l’altra chiama il vincitore sul palco per gli applausi e i brindisi di rito. Una formula nuova che non ha comunque cambiato i suoi principali attori, che erano e restano loro, i calciatori, i più bravi, i più votati, quelli che nel campionato scorso hanno lasciato un segno, quelli che una giuria più che qualificata ha deciso di mettere insieme per una squadra da sogno.

Così, mentre tv, media, social e tutto ciò che fa informazione si scatenava su un buffet mai così ricco di personaggi e personalità, sul palco del Teatro Vetra di Milano sfilava quello che per il campionato 2016 è stato votato come l’undici ideale della Serie A. Ruolo per ruolo, i più forti calciatori di una ipotetica super squadra dell’anno, un formidabile 4-4-2: Buffon; Koulibaly, Bonucci, Barzagli, Chiellini; Pjanic, Nainggolan, Pogba, Hamsik; Dybala, Higuain.

E non finisce qui: ci sono pure Massimiliano Allegri (eletto allenatore dell’anno), Giuseppe Marotta (a rappresentare la Juventus ancora una volta votata come squadra dell’anno), Nicola Rizzoli (il n.1 degli arbitri è sempre lui), Leonardo Morosini (giovane della Serie B) e Barbara Bonansea (calciatrice dell’anno) a completare la festa. Perché di festa di tratta, quando seduti a tavola uno di fianco all’altro, veleni e rivalità di ogni tipo magicamente si annullano e si torna a parlare solo di calcio e di sport, di valori e sportività. E si celebra la vittoria, per nulla scontata, di Leonardo Bonucci eletto calciatore dell’anno, un nobile difensore che, come poche altre volte nel mondo del pallone, conquista le prima pagine scavalcando bomber da record e costosissime creste, un uomo che, per il suo spessore, ha preso quel voto in più che lo ha mandato meritatamente in copertina.

Una grande festa del nostro calcio durante la quale, sul palco dell’Auditorium di Milano, è salito quello che per il campionato 2015 è stato votato come l’undici ideale della Serie A. Ruolo per ruolo, i più forti calciatori di una ipotetica super squadra dell’anno, un formidabile 4-3-3: Buffon; Darmian, Bonucci, Rugani, Chiellini; Nainggolan, Pirlo, Pogba; Tevez, Toni, Icardi.

Letta tutta d’un fiato fa una certa “impressione”, farebbe invidia pure al Barcellona super titolato di Leo Messi, soprattutto se a guidarla in panchina fosse Massimiliano Allegri (eletto “allenatore dell’anno”), mister di quella Juventus ancora una volta votata come squadra dell’anno. Come votatissimi, ancora una volta, Nicola Rizzoli arbitro dell’anno e Melania Gabbiadini calciatrice dell’anno: i migliori, nei loro rispettivi campi, sono sempre loro.

Il volto nuovo, in tutti i sensi, si chiama Adam Masina ( “miglior giovane di Serie B”) difensore del Bologna già azzurro con l’Under 21.

Poi, a chiudere, il vincitore dei vincitori: Carlos Tevez, eletto “calciatore dell’anno” per una manciata di voti. Ormai l’Apache è volato in Argentina per tornare nella sua terra d’origine, vicino alla sua gente, lasciando ricordi indelebili. Così come questo “Gran Galà del Calcio AIC”, già proiettato verso la sua sesta edizione…

È stata una serata davvero speciale quella del 15 dicembre scorso a Milano con la quarta edizione del Gran Galà del Calcio AIC 2014, esclusivo appuntamento organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori anche quest’anno in collaborazione con RAI Sport. Il Galà di premiazione si è svolto, come per la passata edizione, all’interno de Il Processo del Lunedi, programma trasmesso in diretta in esclusiva, condotto da Enrico Varriale e coadiuvato dalla bellezza e dalla competenza di Francesca Brienza e Sabrina Cavezza. Alla presenza delle massime autorità del nostro calcio, oltre naturalmente al padrone di casa, il Presidente AIC Damiano Tommasi, il Gran Galà è stata una grande serata di sport e spettacolo, un avvenimento seguitissimo per celebrare ufficialmente i top del campionato scorso: l’AIC miglior giuria non poteva scegliere se non quella formata da allenatori, arbitri, giornalisti qualificati, C.T. ed ex C.T. della Nazionale, ma soprattutto, dai calciatori stessi che, meglio di chiunque altro, possono giudicare compagni o avversari con i quali si sono affrontati direttamente sul campo.

Una grande festa della nostra massima serie, durante la quale sul palco è salito quello che per il 2014 è stato votato come l’undici ideale della Serie A. Ruolo per ruolo, i più forti calciatori di una ipotetica super squadra dell’anno, un formidabile 4-3-3: Buffon; Darmian, Barzagli, Benatia, Asamoah; Vidal, Pirlo, Pogba; Tevez, Higuain, Immobile.

A guidare la squadra dei sogni, l’allenatore dell’anno, quell’Antonio Conte passato nel frattempo dagli scudetti della Juventus alla Nazionale. E a proposito di Juventus, è stata quella bianconera la società che maggiormente si è distinta nell’ultimo campionato, e se parliamo di arbitri chi meglio di Nicola Rizzoli, il nostro fischietto mondiale?

Non è finita: due premi speciali prima di quello finale: Melania Gabbiadini anche quest’anno è stata votata come calciatrice dell’anno, mentre Daniele Rugani, difensore dell’Empoli in orbita Juventus, è stato il miglior giovane di Serie B. Poi, a chiudere, lui e ancora lui, il vincitore dei vincitori: Andrea Pirlo per la terza volta consecutiva calciatore dell’anno.

Samir Handanovic; Christian Maggio, Mattia De Sciglio, Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli; Arturo Vidal, Andrea Pirlo, Borja Valero; Mario Balotelli, Edinson Cavani, Antonio Di Natale: chi non vorrebbe guidare una formazione del genere? È questa la fantastica squadra, in un ipotetico formidabile 4-3-3, che è salita sul palco dello Studio Rai di via Mecenate a Milano per la terza edizione del Gran Galà del Calcio AIC, la “squadra dell’anno”, vale a dire gli undici calciatori più votati, ruolo per ruolo, del campionato scorso. E forse in quello studio, solitamente utilizzato da Fabio Fazio per il suo “Che tempo che fa”, mai tanti personaggi si erano mai visti tutti assieme, tutti la stessa sera.

Alla presenza delle massime autorità del nostro calcio (Abete, Albertini, Beretta, Abodi, Nicchi, Ulivieri), oltre naturalmente al padrone di casa, il presidente AIC Damiano Tommasi e in esclusiva tv su RAI Sport 1 all’interno del Processo del Lunedi, il Gran Galà del Calcio AIC è stata una grande serata di sport e spettacolo, un avvenimento seguitissimo presentato da Enrico Varriale, coadiuvato dalla bellezza di Francesca Fioretti. Evento seguito a tal punto che la trasmissione farà registrare lo share più alto da quando è iniziata la nuova edizione del Processo del Lunedì e RAI Sport 1 avrà un’ottima audience (oltre 1 milione e mezzo di telespettatori).

«Siamo pienamente soddisfatti per l’ottimo risultato, televisivo e non, ottenuto dal Gran Galà del calcio. La manifestazione è stata peraltro impreziosita dalla presenza di alcuni dei maggiori campioni del nostro calcio» – il commento di Tommasi, il giorno dopo. «Hanno partecipato alla serata tutte le personalità del nostro calcio: è stata una vera e propria festa del calcio. Credo e spero che, come noi, il pubblico abbia gradito, visto anche lo share fatto registrare dalla trasmissione. È stato confezionato un prodotto di qualità. Anche l’Aia, con Rizzoli, Orsato e Rocchi, oltre al presidente Nicchi e al designatore Braschi, ha partecipato alla serata, a conferma del consolidamento di questo evento”. “Il Gran Galà del calcio – ha aggiunto Gianni Grazioli – è una componente importante perché, al di là delle dialettiche politiche, dimostra di fare squadra. Questa è una bella dimostrazione di compattezza del nostro organismo”.
Una vera e propria festa del calcio italiano, dicevamo, che ha così celebrato ufficialmente i “top” del campionato scorso: del resto l’Associazione Italiana Calciatori miglior giuria non poteva scegliere se non quella formata da allenatori, arbitri, giornalisti qualificati, ma soprattutto, dai calciatori stessi in attività e non. Ed il risultato finale, dopo l’attento spoglio delle schede raccolte durante il giro dei ritiri della scorsa estate, è stato quanto mai chiaro, anche se per niente scontato: in porta Handanovic (battuti Buffon e Marchetti); in difesa a destra Maggio (che ha preceduto Zuniga e Lichtsteiner), a sinistra De Sciglio (su Pasqual e Lulic), centrali Barzagli (davanti a Marquinhos e Ogbonna) e Chiellini (che ha sbaragliato Astori e Bonucci); centrocampo a tre con Vidal (Hamsik e Quadrado battuti), Pirlo (su Diamanti e De Rossi) e Borja Valero (niente da fare per Pogba e Marchisio); attacco stellare con Cavani (l’uruguagio collegato da Parigi ha preceduto  Klose e El Shaarawy), Balotelli (con Vucinic e Palacio sul podio) e Di Natale (su Totti e Jovetic).

Un format tutto nuovo che ha “incoronato” Andrea Pirlo “calciatore dell’anno” (“Importante questo premio, ancora più bello perché fatto dai miei colleghi; è il più bel riconoscimento perché ricevuto proprio da persone che svolgono lo stesso lavoro”), quindi Antonio Conte (davanti a Montella ed Allegri) “allenatore dell’anno” (“Il merito va ai calciatori che ho avuto il piacere di allenare in questi anni. Grandi calciatori e grandissimi uomini”), Nicola Rizzoli (arrivato davanti a Rocchi ed Orsato) “arbitro dell’anno” (“Il dialogo è solo una cosa positiva che può aiutare anche a lavorare meglio”), Domenico Berardi “miglior giovane della Serie B” (assente giustificato causa infortunio con premio ritirato dall’AD del Sassuolo Carnevali) e Melania Gabbiadini del Bardolino “calciatrice dell’anno”. Nel corso della serata è stata premiata anche la Juventus (presente il Presidente Agnelli) quale società di Serie A che più si è distinta nella passata stagione.

Chiusura con le parole di Tommasi: “Siamo cresciuti, ringraziamo l’avv. Campana per questa eredità pesante ma importante. Bello veder premiati i calciatori ed i dirigenti in questa serata di festa promossa dall’AIC”.

Una serata così, talmente ricca di personaggi e personalità, di luci e lustrini, di spettacolo e spettacolarità, di calcio e calciofili, diventa persino difficile da raccontare. Perché solo facendo l’elenco dei Vip presenti, dove per “Vip” si intendano tutti quelli che suscitano l’esclamazione “Non ci posso credere!! Hai visto chi c’è stasera?”, rischieremmo di riempire le pagine di solo testo, “rubando” spazio alle immagini (fondamentali in queste situazioni), ma soprattutto a loro, i tanti calciatori premiati, veri ed unici protagonisti di questo Gran Galà del Calcio AIC.

Siamo alla seconda edizione di un premio che si è rifatto il look, ha cambiato format, si è arricchito, si è trasformato in quella che da più parti hanno definito la festa del calcio italiano, alla quale nessuno vuole mancare e alla quale tutti i calciatori vorrebbero essere, almeno una volta, per portarsi a casa una statuetta dal significato importantissimo: c’è una giuria talmente qualificata (giornalisti, ex calciatori, allenatori ed ex CT della Nazionale, ma soprattutto gli stessi calciatori della massima serie) che chi sale sul quel palco e stringe in mano il luccicante logo dell’AIC in tridimensione, sa di essere davvero il più bravo. Ma le statuette sono solo 11, dal portiere all’attaccante, un “dream team” favoloso, niente “panchina lunga” stavolta. Anzi, per la verità sono 22 perché ci sono altri 11 “premi speciali”, non meno belli e meno importanti: allenatore, arbitro, società, giovane, e da quest’anno anche la calciatrice, senza contare il premio più prestigioso, quello del calciatore dell’anno.

Cerchiamo di andare con ordine perché, come detto all’inizio, in una serata così ci si rischia di perdere e dimenticare qualcosa o qualcuno (sicuramente accadrà e chiediamo venia in anticipo): c’è una diretta tv, quella di Sportitalia, c’è la Micri Comunication che rinnova la collaborazione con AIC per confezionare la serata, ci sono Michele Criscitiello, Alessia Ventura e Dan Peterson a condurla. C’è il padrone di casa, il Presidente AIC Damiano Tommasi, c’è tutto il mondo politico/sportivo (dal Presidente federale Abete a quello di Lega A Beretta, dal Presidente di Lega B Abodi al Presidente degli arbitri Nicchi, dal Vicepresidente Figc Albertini a quello di Lega Pro Pitrolo, dal Direttore generale di Lega Ghirelli al Vicepresidente AIC Calcagno e, per restare in casa AIC, Grazioli, Bonavina e Grosso, Presidente Fifpro, per citarne solo alcuni), ci sono almeno una quarantina di giornalisti accreditati (comprese le Iene con relativa incursione), una trentina di fotografi, Commissari Tecnici azzurri attuali (Prandelli e Cabrini) ed ex (Vicini), e c’è il pubblico delle grandi occasioni che mette in crisi i responsabili del Teatro Dal Verme di Milano, al limite della capienza.

Ma soprattutto c’è quella “mega formazione” di cui parlavamo, un fantastico 4-3-3 che, letto tutto d’un fiato, fa davvero un certo effetto: Buffon; Maggio, Barzagli, Thiago Silva, Balzaretti; Marchisio, Pirlo, Nocerino; Cavani, Ibrahimovic, Di Natale. Mettici poi Conte in panchina, Rizzoli che arbitra, il trio delle meraviglie Immobile/Verratti/Insigne (migliori della Serie B dello scorso anno con il Pescara), la coppia El Shaarawy/Muriel (giovani rivelazione), la Juventus di Agnelli e Marotta (società dell’anno), Pippo Inzaghi (premio alla carriera), Javier Zanetti (premio della critica) e ultima, ma non da ultima, Melania Gabbiadini (miglior calciatrice) e… il gioco è fatto.

Anzi no, manca l’ultimo nome, quello del premio più importante, quello del vincitore dei vincitori, quello del più bravo. Tradizione vuole che ci sia sempre qualcuno che di statuette ne porta a casa due, il più votato, il “man of the match”, in questo caso “man of the season”. E il finale, di una serata da record di ascolti, diventa inesorabilmente stile isola di famosi (spettacolo è, e spettacolo deve essere fino alla fine) quando l’altra Ventura (Simona), una abituè di questa manifestazione, nomina i tre finalisti (Buffon, Pirlo e Cavani) e riesce persino a strappare un raro sorriso al vincitore, Andrea Pirlo, con tutto rispetto per gli altri, davvero un marziano. È lui il vincitore assoluto, è lui che tra Juventus e Nazionale lo scorso anno non ha sbagliato un colpo, è lui che nelle classifiche anche di altri premi (leggi Pallone d’Oro) non avrebbe affatto sfigurato.

Giusto così, è il commento unanime, giusto che abbia vinto lui, giusto celebrare un campione di professionalità, serietà e bravura.

Un applauso a tutti, da tutti. Sipario. Alla prossima.

Immagina un grande stadio gremito, pieno di tifosi di tutte le squadre, pieno di famiglie e di bambini in fibrillazione, pieno di colori e di emozioni, che si trasforma in un grande teatro come il Dal Verme di Milano.

Immagina un grande posticipo del lunedì sera, quello delle 20,45, che va in diretta su una tv come Sportitalia, che fa oltre un milione di telespettatori, che può contare sulla bravura di un telecronista come Michele Criscitiello, sulla bellezza di una spalla come Alessia Ventura e sulla simpatia del commento tecnico di un grande coach come Dan Peterson.

Immagina una tribuna gremita di grandi personaggi dello sport e dello spettacolo, di campioni del mondo dell’82 e del 2006, di dirigenti e di addetti ai lavori, e a bordocampo fotografi e giornalisti impegnatissimi a documentare un evento straordinario.

Immagina una tribuna d’onore con una prima fila d’eccezione, dove siedono tutte le massime autorità del nostro sport e del nostro calcio, da Petrucci ad Abete, da Beretta a Macalli, da Tavecchio a Ulivieri, da Nicchi al padrone di casa Damiano Tommasi che simbolicamente scende in campo per dare il calcio d’inizio.

Immagina le luci, la musica e gli applausi che accompagnano l’entrata in campo della squadra dei sogni, quella più forte che mai possa essere assemblata, quella scelta dai voti di allenatori, giornalisti, arbitri e calciatori stessi. Una squadra con un portiere pararigori come Handanovic, una difesa a quattro con Maggio a destra, Armero a sinistra e due centrali insuperabili come Thiago Silva e Nesta, con Ranocchia pronto a subentrare. E poi un centrocampo a tre davvero super come potrebbe essere quello formato da Hamsik, Boateng e Marchisio, o magari Thiago Motta. E infine immagina un attacco stellare, di quelli da più di 60 gol a stagione, con Cavani, Ibrahimovic e Di Natale.

Immagina un grande allenatore come Allegri che la guida, un grande C.T. come Capello che la studia, un grande presidente come Pozzo che la segue attentamente, un grande arbitro come Rizzoli che la dirige, un grande stella del nostro calcio come Del Piero che l’applaude, e un giovane gioiellino come El Shaarawy che farebbe di tutto per farne parte.

Immagina un grande show, una festa, un “Gran Galà del Calcio” fatto solo di spettacolo, belle giocate, gol straordinari e parate che fanno gridare al miracolo, di palloni come pietre preziose calciati sugli spalti, di solidarietà e ammirazione.

Immagina infine un calcio pulito, fatto di valori, di serietà e di rispetto, di normalità che diventa eccezionale, dove la parola scommesse non sia di casa, quel calcio che ha la faccia di Simone Farina e Fabio Pisacane.

Immagina…

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